File... L'isola della grande maga Iside

Isola di File
Sull'isola di File si trova il tempio consacrato alla dea Iside, la grande maga, sposa di Osiride e madre di Horo.



L’isola di File si trova vicina a quella di Biggeh, dove si riteneva riposasse il corpo di Osiride marito di Iside, per questo, forse, fu scelta dal faraone Nectanebo I (XXX dinastia) che vi fece erigere degli edifici sacri dedicati alla dea. Il tempio della grande maga ha avuto un insolito destino, infatti dopo la costruzione della diga di Assuan, l’isola finì per essere sommersa e da dicembre a giugno emergevano dalle acque solo le parti alte dell’edificio. Cosa che andò peggiorando con la costruzione di una seconda diga. Fortunatamente la comunità internazionale decise di intervenire e il tempio venne smantellato e smontato pietra per pietra e poi ricostruito sopra l’isolotto di Agilkia che non correva il rischio di essere sommerso.

Ma chi era Iside? Diamo uno sgurdo alla sua carta d'identità: 

Iside era la dea più popolare del pantheon egizio anche se delle sue origini si sa poco o nulla. fu introdotta nell’Enneade di Eliopoli in quanto figlia di Geb e Nut, moglie di Osiride, e sorella di Seth e Nefti. Poi le fu assegnato il ruolo di dea protettrice, ella custodiva i quattro angoli dei sarcofagi reali insieme a Nefti, Neiti e Selkis; proteggeva il fegato mummificato dei defunti; e con Nefti era la prefica divina. Il ruolo di piangitrice e di protettrice dei morti derivava dalla connessione con Osiride e dalla ricerca del suo corpo dopo che questi era stato ucciso da Seth.
Iside era spesso raffigurata con le braccia tese che cingevano Osiride o come madre che allattava suo figlio, Horo, rappresentazioni che la rendevano il prototipo della moglie fedele e madre devota. La dea si trasformava spesso in un nibbio al fine di infondere l’alito della vita nel marito Osiride e questo portò a raffigurarla sotto forma di donna con le ali.
Il più famoso tempio è quello sull’isola di File ma anche i Lagidi e gli imperatori romani apportarono il loro contributo, e sotto Giustiniano la grande sala ipostila fu trasformata in una chiesa.
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